Alfeo e Aretusa

fonte aretusaLa leggenda della ninfa Aretusa e di Alfeo è sicuramente la più famosa ed affascinante di quelle legate alla città di Siracusa.
Aretusa era una ninfa del seguito della dea Diana, che trascorreva le sue giornate tra i boschi del Peloponneso, cacciando animali e raccogliendo fiori.
Un giorno incontrò il giovane Alfeo che se ne innamorò perdutamente. Aretusa, purtroppo per lui, non ricambiava lo stesso sentimento. Chiese quindi aiuto alla sua protettrice Diana per sfuggire alla insistente corte di Alfeo invocando di essere trasformata in sorgente in un luogo possibilmente molto lontano dalla Grecia. La Dea, la trasformò quindi in una sorgente dell'isola di Ortigiaa Siracusa . Alfeo, spinto dal suo grande amore, chiese aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che, sotto il Mare Ionio e dal Peloponneso arrivò nel Porto grande di Siracusa, fino alla fonte unendosi alle acque della sua bella amata: Aretusa. Insieme vissero felici per sempre. La leggenda cerca di spiegare la eccezionale presenza di una fonte di acqua dolce proprio accanto l'acqua salata del porto Grande di Siracusa.

Archimede

Siracusa lega fortemente il suo nome ad Archimede, grande scienziato, matematico, fisico ed inventore. La sua fama giunge a noi attraverso storie, aneddoti, una grande storia tra mito e realtà. archimedeLa grandezza del suo genio trova conferma nelle macchine da guerra e congegni da lui inventate che consentirono nel 216 a.c. Siracusa a contrastare l'assedio dell'esercito romano comandato dal console Claudio Marcello. Macchine belliche composte da leve e puleggie che distruggevano le navi nemiche, catapulte che lanciavano massi pesantissimi, specchi ustori che concentrando i raggi solari riuscivano ad incendiare le navi. La grandezza del genio di Archimede ha ispirato numerose leggende sulla sua vita e perfino sulla sua morte. Il famoso "principio di Archimede" si narra che fu scoperto dall'eclettico scienziato mentre faceva il bagno in una vasca. Per la felicità della scoperta avrebbe urlato la famosa esclamazione εὕρηκα (héureka!, ho trovato!). Altra famosa frase celebre attribuita ad Archimede , entusiasmatosi per le possibilità offerte dalla nuova meccanica, è «datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo». Sulla sua morte si narra che un soldato, penetrato nella sua abitazione, non riconoscendo in quell'uomo lo scienziato che il generale romano Marcello voleva risparmiare, lo abbia ucciso proprio mentre il genio siracusano era impegnato in uno dei suoi studi. La leggenda ha tramandato ai posteri anche le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato romano che stava per ucciderlo: «noli, obsecro, istum disturbare» (non rovinare, ti prego, questo disegno). A Siracusa nell'area archeologica, visibile transitando nei pressi di viale Teracati, è presente la tomba monumentale scavata nella roccia, chiamata "Tomba di Archimede", in cui si presuppone sia stato sepolto il grande matematico.

La Fonte Ciane

fonte cianeLa leggenda nasce dalla storia di Persefone, figlia di Zeus, rapita da Ade, dio degli Inferi, sbucato dal suo regno sotterraneo mentre la giovane era intenta a raccogliere fiori presso il lago di Pergusa. La ninfa Ciane fù l'unica che tentò, invano, di evitare il rapimento cercando di trattenerle Persefone mentre veniva trascinata negli Inferi. Questo tentativo provocò la collera di Ade che trasformò Ciane in una doppia sorgente dalle acque di colore turchino. Tragedia nella tragedia, la ninfa Ciane aveva un fidanzato di nome Anapo. Il giovane, vedendo la sorte della propria amata, prese una decisione estrema: si fece trasformare anch'esso (come Alfeo per Aretusa!) in un fiume. Da quel momento le acque del fiume Anapo e del fiume Ciane si unirono per sempre per gettarsi insieme nel mare del Porto Grande di Siracusa. Oltre ad una infelice storia d'amore, un'altra cosa accomuna Aretusa (la fonte) e Ciane (il fiume): le piante di papiro che rigogliose abitano le loro sponde, utilizzate dagli abili artigiani siracusani per realizzare pitture sulla carta inventata dagli Egizi.

Santa Lucia

Lucia Nacque a Siracusa sul finire del III secolo. La sua famiglia nobile e molto ricca è tra le più importanti della città. La sua vita è intessuta di elementi leggendari, che stanno a testimoniare la grande venerazione di cui la santa ha goduto e gode. La sua infanzia venne turbata prima dalla morte del padre e poi dalla malattia della madre che la portò a pronunciare voto di castità sul sepolcro di S. Agata a Catania. santa luciaLì, Dio le comunicò il progetto che aveva per lei: dedicare la vita ai poveri. Lucia obbedì: lasciò il fidanzato e distribuì le sue ricchezze ai più poveri, in giro per le catacombe, dove a quei tempi si rifugiavano i cristiani perseguitati. Secondo la leggenda, Lucia portava sul capo delle candele per avere le mani libere mentre percorreva le buie catacombe. Proprio l'ex promesso sposo, preso dalla rabbia, la denunciò, accusandola di essere cristiana. Lucia fu arrestata e sottoposta a diverse torture: secondo una leggenda ella si strappò gli occhi senza provare alcun dolore e li consegnò al carnefice su di un piatto. Successivamente una pugnalata alla gola mise fine alla sua vita. Le sue ossa non si trovano a Siracusa, perchè trafugate, ma a Venezia, dove furono recuperate ed ora conservate nella chiesa dedicata alla Santa. La sua festa cade il 13 dicembre. Prima dell'introduzione del calendario moderno, il 13 dicembre era il giorno del solstizio invernale, da cui il detto "S. Lucia: il giorno più corto che ci sia". Per questa ragione Santa Lucia è molto amata e molto attesa anche in Svezia, Norvegia e Danimarca, perchè la sua festa preannunciava l'arrivo dei mesi di luce, dopo il lungo inverno polare. La processione del pesante simulacro d'argento della Santa, a grandezza naturale, la raffigura con un mazzo di spighe in mano, la tazza con gli occhi e un pugnale conficcato in gola, riprendendo l'episodio del suo martirio. Tipico dolce della festa è la "cuccìa", minestra a base di frumento bollito. Il 20 dicembre, in occasione della processione per l'ottava di Santa Lucia, con il simulacro che dalla chiesa di S.Lucia torna alla cattedrale di piazza Duomo, Siracusa ospita "Lucia di Svezia", una giovane fanciulla svedese che in Svezia rappresenta Lucia, con il capo cinto di una corona di candele, come quelle di cui si narra nella sua leggenda.

Le Fanciulle Callipigie

callipigieQuesto mito narra di due fanciulle di rara bellezza, una bruna ed una bionda, figlie di un contadino, che disputavano tanto spesso sulla loro bellezza che un giorno si offrirono nude allo sguardo di un giovane, perchè esprimesse un giudizio. Il giovane finì per innamorarsi di una delle due e consigliò al proprio fratello l'altra. Il fratello accolse il consiglio e da allora vissero tutti e quattro felici e contenti, Quelle giovani donne sono ancora oggi conosciute con il nome di "Fanciulle callipigie", ovvero “dal bel sedere”. Il mito delle "Fanciulle callipigie" è raffigurato nella sala di rappresentanza del Municipio di Siracusa come uno dei quattro legati alla nostra Città.

 

 

La Pellegrina

Sul tratto di costa subito dopo l'ex minareto della Penisola Maddalena verso il faro di Murro di Porco troviamo la costa chiamata dai Siracusani come 'a Piddirina, la Pellegrina. Il nome si ricollega ad una leggenda di pescatori, secondo cui, un tempo, una giovane soleva incontrare l'innamorato, un giovane marinaio, tutte le notti di luna piena in una grotta posta in fondo ad una Cala della costa. grotta pillirinaLì avevano luogo i loro incontri amorosi fin quando, una notte, il marinaio non venne. La giovane non si diede per vinta e continuò a pellegrinare più e più volte nei dintorni della grotta, ma sempre aspettando invano. I pescatori raccontano che ancora oggi, nelle notti di luna piena, sia possibile vedere la povera Pellegrina nei pressi della grotta, mentre scruta trepidante l’orizzonte aspettando invano il suo giovane marinaio.

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